Come è nata l'idea di Cuori Imperfetti e cosa ho imparato scrivendo tre romanzi collegati.

Ogni scrittore ha una domanda che gli viene fatta più spesso di tutte. Per me è questa: "Da dove nasce l'idea di Cuori Imperfetti?" La risposta onesta è che non è nata da una trama, ma da un'emozione. Volevo scrivere di persone che, dopo essere state ferite, scelgono comunque — faticosamente, imperfettamente — di aprirsi di nuovo.
Il foglio bianco, all'inizio, faceva paura. Sapevo di voler raccontare Elena e Lorenzo, ma non sapevo ancora che la loro storia avrebbe avuto bisogno di tre libri per essere raccontata fino in fondo. È stato scrivendo il primo capitolo di Non dovevo desiderarti che ho capito che Firenze non sarebbe bastata: c'erano troppe domande rimaste aperte, troppi segreti che meritavano il loro spazio.
"Tre romanzi collegati, un unico universo emotivo."
Scrivere una trilogia, rispetto a un romanzo singolo, significa pensare in modo diverso. Ogni volume deve reggersi da solo — avere un proprio arco narrativo, una propria tensione, un proprio finale che dia soddisfazione — ma allo stesso tempo deve lasciare spazio per il capitolo successivo. È stato un equilibrio difficile da trovare, soprattutto nel passaggio da Venezia a Roma, dove volevo che ogni rivelazione sembrasse inevitabile col senno di poi, ma non prevedibile durante la lettura.
La cosa che ho imparato di più, scrivendo questi tre libri, è che la pazienza è parte della storia tanto quanto la trama. Elena e Lorenzo non potevano fidarsi l'uno dell'altra in fretta, così come io non potevo affrettare la loro evoluzione solo per arrivare prima al finale. Le storie più vere, credo, hanno bisogno del loro tempo — per essere scritte, e per essere lette.
Oggi che la trilogia è completa, il modo in cui i lettori mi scrivono per raccontarmi cosa hanno provato leggendo Elena e Lorenzo è, senza dubbio, la parte più bella di questo percorso. Se volete condividere la vostra, questo sito — e la mia casella di posta — sono sempre aperti.